di STEFANIA ROMITO

Il Romanticismo fu quel movimento spirituale che nacque in Germania negli anni seguenti la Rivoluzione francese e si diffuse poi in tutta Europa, originando una serie di varianti nazionali. Innumerevoli sono le tematiche che lo contraddistinsero ad iniziare dalla ricerca dell’assoluto, una nozione per cui i pensatori e gli artisti romantici provarono una vera e propria attrazione, una sorta di ansia, struggimento. Un sentimento che si è espresso sia nella filosofia idealista (Fichte, Schelling, Hegel) sia in un generico e più letterario “sentimento dell’infinito”.
Altra caratteristica del Romanticismo è l’enfasi del sentimento, spinta fino al sentimentalismo, il desiderio di tutto ciò che produce un’emozione travolgente, per questo la più perfetta tra le arti venne considerata la musica. Anche la rivalutazione della fede, con la conseguente rinascita di interesse per tutte le religioni è un tratto tipico di questo movimento così come l’amore per la storia, sia per quella dell’antica Grecia (idealizzata) sia per i periodi anticlassici: il Medioevo, la preistoria, le epoche barbariche. La curiosità per gli aspetti irrazionali della vita e per le esperienze eccezionali, con il conseguente recupero del misticismo e della magia, contraddistingue indubbiamente il Romanticismo unito all’interesse per ogni stato di alterazione della mente: il sogno, la rèverie (fantasticheria a occhi aperti), l’esperienza allucinatoria prodotto dalle droghe, capace di superare la barriera della normalità e provocare una sorta di ebbrezza di infinito.
Vi è anche un interessante aspetto antropologico nell’essenza del Romanticismo come il recupero della letteratura fantastica e della fiaba; la curiosità per l’esotico e per il primitivo. Nacque nell’Ottocento il mito del viaggio in cui i romantici videro un ritorno alle fonti della civiltà, un recupero di se stessi, una fuga dalla realtà presente. Ma il viaggio può essere anche un’evasione nel tempo, sia nel futuro (la fantascienza è un genere d’invenzione romantica) sia nel passato (con “Ivanhoe” di W. Scott nacque il romanzo storico).
A connotare il Romanticismo vi è anche il cosiddetto “titanismo” ossia quell’atteggiamento di sfida e di ribellione contro la finitezza del mondo, per cui si accetta di combattere cause e perseguire ideali tanto smisurati quanto irrealizzabili, dando per scontata l’inevitabile sconfitta.
Fra tanti elementi disparati, spesso in conflitto tra di loro, il tratto unificante della mentalità romantica, e forse quello più intrinsecamente interessante, rimane il tema dell’infinito che finì con il diventare un angoscioso demone psicologico, un’aspirazione al superamento dei limiti dell’io, un voler andare oltre sempre e comunque, oltre lo spazio e il tempo, oltre la morte e oltre il dolore, per conoscere l’inconoscibile e sentire il sovrasensibile. Un atteggiamento di sfida verso se stessi che ha determinato una importante spinta in avanti soprattutto nel campo della creatività soggettiva.